Quanto può valere una chitarra Fender del 1980? Scopri il suo valore

Chiunque abbia familiarità con la musica sa bene quanto sia essenziale coltivare questa passione, avvalendosi di strumenti significativi che ci supportino nel praticare la musica in modo consapevole e appassionato, proprio come desideriamo. Alcuni strumenti possiedono un valore intrinseco che trascende il mero aspetto economico.

Tra gli strumenti, la chitarra è spesso fonte di grande ispirazione. Alcune chitarre hanno segnato la storia della musica mondiale, e tra queste spicca la Fender, un’icona che testimonia l’importanza di possederne una per un musicista, considerandola una fonte di successo.

Fender è uno dei marchi più leggendari nel panorama degli strumenti musicali, specialmente nel contesto della musica moderna. Esploreremo alcuni momenti chiave della sua storia, dalle origini ai giorni nostri, e i modelli che sono diventati iconici e di grande impatto emotivo.

La rivoluzione Fender degli anni ’40

Nel 1946, Clarence Leonidas, noto come Leo Fender, sfruttò la sua competenza come tecnico e innovatore californiano per fondare la Fender Electric Instrument Company. L’obiettivo era progettare e realizzare chitarre e bassi elettrici che fossero pratici, facili da produrre e utilizzare, e anche compatti.

Nacquero così le prime chitarre con corpi solidi anziché cavi, migliorando notevolmente il sustain e riducendo gradualmente il feedback. L’intento era ottenere un suono pulito con uno strumento innovativo e all’avanguardia.

Fender investì tutte le sue risorse per creare qualcosa di utile e significativo. Compì quel passo decisivo per affermarsi, dando vita a uno degli strumenti più amati, che molti musicisti sanno suonare, ma che solo un esperto può padroneggiare per creare veri e propri virtuosismi musicali.

I modelli più importanti

La prima chitarra elettrica fu la Telecaster del 1950 (inizialmente chiamata Esquire e poi Broadcaster). Questa mossa mirava a rendere il progetto Fender inclusivo fin dall’inizio. Fu un azzardo che si rivelò un successo, tanto da essere utilizzata da artisti come Bruce Springsteen e Jimmy Page.

Poi c’è la Stratocaster, del 1954. È una delle chitarre elettriche più famose e riconoscibili, anche dai non esperti. Ha un design ergonomico e presenta una rivoluzione: il ponte tremolo sincronizzato. Tra i suoi utilizzatori figurano Jimi Hendrix, Eric Clapton e John Mayer.

Tra gli anni ’60 e ’70, Leo Fender vendette la sua azienda alla CBS, portando a un calo delle vendite e della produzione. Molti musicisti affezionati al marchio si spostarono verso Gibson.

Il rilancio degli anni ’80

Negli anni ’80, Bill Schultz, a capo di un gruppo di investitori, riportò l’azienda ai livelli precedenti, puntando sull’innovazione e sulla cura dei dettagli che avevano reso famose le chitarre Fender. I modelli storici ebbero un ruolo fondamentale.

Se in passato musicisti di talento erano stati attratti dalla praticità, dalla bellezza del suono e dalla musicalità di queste chitarre, l’unico modo per riaffermarsi era riproporle, migliorandole sotto diversi aspetti.

Il nuovo gruppo di investitori trovò una soluzione semplice ma efficace. Pur mantenendo alta la qualità degli strumenti, si concentrarono su una produzione mirata ed eccellente, senza grandi novità, per riportare l’azienda alla leadership nella produzione di chitarre.

Oggi la Fender, un’azienda senza tempo

La fama di Fender è immutata. C’è un’attenzione particolare alle chitarre del passato. Una Fender del 1980 può valere anche mezzo milione di euro, soprattutto le edizioni limitate o i pezzi appartenuti a figure di spicco nel mondo della musica.

Fender rimane un’icona senza tempo, proiettata verso il futuro, senza dimenticare il passato e concentrandosi sul presente, senza temere la concorrenza e puntando sull’innovazione, con una coerenza di qualità e contenuti che è il suo miglior marchio di fabbrica.

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